La comunicazione
La comunicazione è nata
con l’uomo, più esattamente nell’istante in cui egli si è reso
conto di esistere. L’uomo si guarda e sente, immediatamente, il bisogno di essere
visto e notato dalla realtà che lo circonda, alla ricerca di conferme.
Le cerca ovunque, in tutto ciò che si muove e in ciò che non si
muove.
Guarda il “tutto” e tenta di essere da lui riconosciuto, desidera ardentemente
essere accettato nel suo ambito, vuole entrare a farne parte. Infatti, questo
“tutto” rappresenta per lui la società, un insieme multiforme costituito
da pietre, alberi, cespugli e da ogni cosa che dia segno di vita.
Egli sente il bisogno di appartenere a questa società perché questa
sarà per lui la prova della sua esistenza.
Così impara a comunicare ogni elemento dell’universo, dalle pietre agli
uccelli, a tutto ciò che è animato. La comunicazione con il “tutto”
gli conferma la sua esistenza. Quindi per lui la comunicazione è la vita:
senza di essa c’è solo il vuoto.
Migliaia e migliaia di anni più tardi si ritrova lo stesso uomo. Niente
è cambiato in lui: il suo scopo primario ancestrale, quello di essere
notato e riconosciuto, è sempre lo stesso. Il suo unico “progresso”,
durante queste migliaia di anni, è aver trasformato l’obbiettivo della
sua comunicazione: non più le pietre o i cespugli, ma piuttosto gli uomini
come lui. Il suo “tutto” iniziale e originale si è ridotto alla “società”
degli uomini.
Mentre prima aveva imparato a comunicare con Dio e con tutto ciò che
si interponeva tra lui e il suo Dio, il suo interlocutore ora è una società
meno colorata e a senso unico. Egli si sarebbe salvato dalla “società
degli uomini” se non avesse riposto in essa tutta la sua ambizione e la sua
avidità.
E’ proprio in questa società degli uomini che la sua capacità
di comunicazione si è annullata. Ora non ha più bisogno di comunicare
per sentirsi vivo, perché la società degli uomini l’ha pienamente
riconosciuto.
Quindi egli lascia la fatica della comunicazione a quelli che rimangono fuori
da questa società: sono i poeti, i pensatori, i filosofi, i sentimentali,
gli innamorati, i sognatori, i disadattati, sono tutti coloro che credono in
qualche cosa di più alto e di più nobile. In una parola, quelli
che cercano di innalzarsi e di aiutare i loro fratelli in questa “ascensione”.
Il ramo umano, si è, quindi, diviso in due.
Quelli che hanno conservato gelosamente la loro vera origine e cominciano per
non perdere il loro posto nel “tutto”, cioè l’universo, e quelli che
pensano di avere progredito e hanno rinnegato totalmente o parzialmente la loro
origine, cioè la comunicazione con il “tutto”.
Interpretazione chirologica
Per la chirologia la comunicazione
non è solamente un’energia che parte da ogni essere umano per raggiungere
un obiettivo esterno, ma è anche una forza che viene dal di fuori di
noi, che ci penetra e ci impressiona. Questi due movimenti a senso contrario
non sono necessariamente legati tra loro. Ciascuno dei due movimenti raggiunge,
da solo, il suo scopo. Ma quando essi si muovono tutti insieme, in senso opposto,
si verifica, secondo la chirologia, la comunicazione perfetta. In altri termini,
la comunicazione non è solamente il messaggio che emana da noi, ma è
ugualmente il messaggio che noi percepiamo dal mondo che ci circonda. Questi
messaggi percepiti sono di gran lunga superiori numericamente a quelli che noi
riusciamo a trasmettere, perché provengono dalla storia, dalle civiltà
anteriori e da ciò che è esistito ed ancora esiste.
Essi sono presenti per illuminarci ed evitarci di ripetere gli stessi errori
compiuti da altri prima di noi..
Praticamente questi messaggi sono al contempo un insegnamento e una guida.
Essi rappresentano la nostra Bibbia, la sola Bibbia che parla della sofferenza
e delle vere ricchezze acquisite da quelli che ci hanno lasciato in eredità
la loro esperienza e il significato della loro vita.
Questi uomini non hanno vissuto per niente, ma per rimetterci il “filo conduttore”
dalle loro conoscenze e delle loro emozioni. Spetterà quindi a noi prolungare
questo “filo conduttore”, arricchito delle nostre conquiste, per tenderlo a
quelli che verranno dopo di noi.
Sarà insieme un dovere e un ordine della storia degli uomini.
Toccherà a noi non sperperare la ricchezza ricevuta in dono e cercare
di trasmetterla, con nuovi colori, alla posterità.
Questa è la nostra prima missione.
Sarà solamente attraverso la nostra comunicazione con il “tutto” che
potremo lasciare in eredità una conoscenza in più.
Affinché possiamo trasmettere un messaggio nuovo, è necessario
cogliere le ricchezze del passato.
La musica eterna dovrebbe trovare il suo ritmo nella nostra anima.
I dipinti e le sculture immortali procureranno al nostro cuore emozioni indimenticabili.
Tutto ciò che è stato fatto o scritto ci racconterà la
storia delle civilizzazioni anteriori.
La natura ci farà sentire la bellezza del Divino.
Man mano che percepiamo tale ricchezza del passato, la nostra capacità
di comunicazione con i vivi e con tutto ciò che ci attornia si rafforzerà.
Sapremo così meglio amare e meglio soffrire. Perché la vera bellezza
si trova nell’amore e nella sofferenza.
E’ proprio questa bellezza che dobbiamo trasmettere agli uomini che vivranno
dopo di noi, perché in essa è racchiuso il nostro “progresso”.
COME SVILUPPARE LA CAPACITA' DI COMUNICARE
A) COMUNICARE CON GLI UOMINI
Comunicare vuol dire, in primo luogo, capire
gli altri. Capirli profondamente. Capire la loro ansietà e le loro paure,
le loro aspirazioni e la loro sofferenza. Capirli per aiutarli. Non si potrà
mai capire gli altri senza metterci nelle loro condizioni e nella loro anima.
Senza sentire l’appello muto che emana dal loro profondo.
Tutti gli uomini, senza distinzione, hanno bisogno di aiuto. Tutti sono deboli
e tutti sperano nella comprensione, anche se esprimono il contrario.
Quindi capire gli uomini è proprio la condizione necessaria per poter
comunicare con loro.
Il fatto stesso di capirli è la nostra vera comunicazione, perché
“capire” vuol dire “dare”.
Cerchiamo quindi di capire gli altri, di capirli sempre di più, nel loro
profondo e nel loro isolamento.
Loro sono soli e disperati, anche se sembrano vincitori e potenti.
A poco a poco si acquisirà una facilità sorprendente e pertinente
per dire, in risposta, la parola giusta che tocca direttamente il cuore.
Così si compie la comunicazione “perfetta”, il “ricevere” il turbamento
dell’altro contro il nostro “dare” tranquillità.
B) COMUNICARE CON LA NATURA
Anche in questo ambito la dimensione
giusta per raggiungere l’obiettivo della comunicazione è di cercare la
natura e di sentirla dentro di noi. Il nostro respiro dovrà contenere
la sua assenza e il battito del nostro cuore dovrà essere il suo.
La natura è nostra madre e ci sentiremo forti nel suo seno.
Penetrati nell’anima dalla bellezza della natura, il nostro cuore si riempirà
di felicità al punto di sentire il bisogno di espanderla ovunque. In
questo caso il “ricevere” sarà pieno di felicità e il nostro “dare”
sarà un canto di armonia.
Quindi noi comunichiamo con la natura per meglio comunicare con gli uomini.
C) COMUNICARE CON I GRANDI MAESTRI DEL PASSATO
E’ attraverso la loro opera e i loro capolavori che essi sono ancora vivi e
presenti tra noi, così per noi sarà facile comunicare con loro.
Dalle loro opere sappiamo tutto di loro. Conosciamo le loro sofferenze e le
loro aspettative.
Quante attese per creare e comunicare con noi! Ci hanno lasciato i loro messaggi
e i loro insegnamenti e grazie a essi siamo più ricchi, più saggi
e più vicini all’immortale.
Questa eredità inestimabile manterrà ben in alto lo stendardo
della continuazione.
COME GESTIRE LA RICCHEZZA EREDITATA
La vera ricchezza si distribuisce. Tutto ciò che non si distribuisce
non è ricchezza.
Regole per comunicare con gli altri